Atletico Elita Milano: Cronache - di corsa - dalla Deejay Ten

“Correre non mi è mai piaciuto. Ho sempre preferito sentirmi parte di un collettivo, la squadra, per confrontarmi con lo sport. L’ho fatto per anni, finché tempo e fisico me lo hanno permesso. Poi ti svegli a 33 anni e scopri di avere i primi acciacchi, un principio di pubalgia, qualche fastidio alla schiena…e così devi ripartire da zero: prima un po’ di riposo forzato, poi la fisioterapia e la palestra per dare di nuovo un tono ai muscoli. Ma anche il cuore e i polmoni devono tornare a pompare, quindi ti rimetti in pista e provi a corricchiare per saggiare lo stato del tuo recupero fisico. Ma correre non ti piace. Ti annoia da morire e ti affatica. Alternativa non c’è però e il rischio di mollare è un pericolo vicino vicino. Allora gambe in spalla, ti attrezzi come viene, sbirciando quelli fighi al parco, e vai anche tu. Con le cuffie nelle orecchie, senza sapere se hai scelto la musica giusta.

Ho iniziato così, a correre. Più per necessità che per desiderio. Le prime volte che esci a correre devi essere molto paziente, la fatica arriva subito e spezza lo stomaco e la milza. Devi darti tempo, devi andarci cauto… un paio di chilometri, una ventina di minuti al massimo e poi basta. Il fiato, la resistenza, non è cosa che il tuo fisico apprende subito, lo devi allenare, li devi coltivare con cautela. Ancora siamo ai primordi e la voglia non ti è venuta per nulla. Ma chi me lo fa fare? E qui arriva il bello, anzi, l’inspiegabile: ti svegli all’alba (ma alba vera) e ti butti a capofitto sul lungomare per correre, quando ancora neanche i gabbiani sono usciti a fare colazione. Certo, da quando è nata mia figlia, le notti d’estate non sono più gare a chi va a letto per ultimo, non sono più sfide a chi ne beve uno più degli altri. Insomma,tutto cambia e può cambiare. E quando cambiano, le nostre abitudini si evolvono con noi, allora crescere ha davvero un senso!

La prima non si dimentica mai, giusto? E credo sia davvero così. Quando pochi mesi fa arrivare a correre anche solo 5 km sembrava un miraggio, l’idea di fare una corsa ufficiale di 10 era solo una pazzia. Invece porsi quell’obbiettivo davanti agli occhi è servito (a uno che gli obbiettivi li ha sempre persi di vista lungo la strada!).

La notte prima della corsa ho dormito poco e male, avevo una tensione pazzesca. Come non mi capitava da tempo. Cazzo se la sentivo, 'sta dannata Deejay Ten! Poi però tutto è andato liscio: la sveglia presto, cambiarsi, sentirsi di nuovo parte di una squadra, scaldarsi e fare stretching… e poi VIA!

Il resto è facile e bello da ricordare: i sorrisi della gente che ci vedeva passare, i gomiti sfiorati a quello che ti corre vicino, quegli angoli della città che scopri solo ora, i piedi veloci sulla strada, le gambe che vanno come non credevi…

Quando sono passato sotto l’arco del traguardo, domenica, con la mia maglietta dell’Atletico Elita appiccicata al petto per il sudore, ho riso di gioia e di orgoglio. Ho cercato gli occhi di qualcuno per condividere questa cosa, che in fondo era tutta mia, ma che ognuno di quelli accanto a me stava vivendo nello stesso momento. Non per l’impresa, che non è nulla di speciale in sé, ma solo per aver pensato “Cazzo, ce l’ho fatta”. Sì sì, proprio io… che sono sempre lo stesso bischero.

Che ora, però, non si ferma più. E continua a correre e correre, finché le gambe reggono, finché il fiato c’è.”

Mimmi Maselli, Atletico Elita

Posted on October 23, 2013 and filed under Sport.